Petrolio: la svolta potrebbe arrivare dagli Usa?

Scritto il 9 Dicembre, 2015 - 6:10 da Dominosolutions.it
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Petrolio: la svolta potrebbe arrivare dagli Usa? Per operare sui mercati, soprattutto delle commodities è necessario conoscere attentamente la geopolitica, qui alucne riflessioni da conoscere.

Petrolio

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I Democratici americani stanno pensando, insieme ai repubblicani, di unire le forze al Congresso per dare all’industria petrolifera una segnale chiaro per una svolta positiva: la fine del divieto sulle esportazioni che è in vigore da parecchi anni.

Il vecchio divieto è diventato una merce di scambio cruciale durante i colloqui di bilancio in vista di una scadenza Venerdì per evitare un improbabile ma rischioso default del governo. Se le due parti raggiungessero un accordo sarebbe eccellente per le multinazionali del petrolio e il suo indotto in vista anche del report API di questa sera alle 22.35 – I Democratici chiedono una serie di crediti d’imposta, anche per l’energia pulita, i repubblicani hanno a lungo cercato di eliminare quest’obbligo ma alla fine hanno ceduto grazie al fatto che le trattative si sono svolte in maniera rapida e i Democratici hanno accettato un taglio sulle tasse.

Quello che è chiaro è che i colloqui sono stati concitati e la politica energetica di Washington è stata messa a dura prova, mettendo il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell in contrasto con i fratelli Koch e gli ambientalisti contro i loro alleati democratici.

La politica sulle esportazioni di petrolio diventate tali grazie ad uno sconvolgimento sismico nei mercati dell’energia che ha avuto inizio poco dopo che il senatore dell’Alaska Lisa Murkowski nel gennaio 2014 andò al Congresso chiedendo la fine delle restrizioni federali sulle vendite all’estero del greggio Americano.

La maggior parte dei repubblicani furono riluttanti a modificare tale politica sulla commercializzazione del petrolio, questo perchè avrebbe potuto portare un contraccolpo causando danni ai prezzi non solo del petrolio ma anche del gas. Ma i prezzi del petrolio sono crollati dai 100 dollari al barile, ormai siamo vicini ai 35$, un crollo del 70%, questo ha portato un rischio default per svariate aziende del settore energetico e un calo dell’indotto enorme.

Al momento, però, il prezzo richiesto dai Democratici per la revoca del divieto di esportazione sembra superiore a ciò che i Repubblicani sono disposti a pagare. Per cominciare: benefici sugli investimenti di energia rinnovabile, maggiori finanziamenti e un occhio sui credito d’imposta. Non è un caso che i democratici sono più disposti a parlare della questione proprio mentre il presidente Barack Obama sta spiengendo i negoziati verso le energie rinnovabili alle Nazioni Unite a Parigi.

I colloqui oltre che sulle esportazioni di petrolio si stanno spostando verso un accordo sul bilancio. I Repubblicani e lobbisti pro-export sono convinti che il commercio del petrolio degli Stati Uniti all’estero sarebbe un grosso potenziale economico per la nazione verso i suoi concorrenti del Medio Oriente. Ma la stessa sovrabbondanza globale di greggio che ha spinto i prezzi verso il basso con insistenza, in patria e all’estero, ha lasciato l’OPEC così divisa dopo un incontro tanto pubblicizzato Venerdì a Vienna che la sua relazione finale non ha nemmeno menzionato ad un nuovo livello di produzione.

Il petrolio è ad una svolta, se la legge dovesse passare, l’America inonderebbe il mondo di barili di petrolio e di Gas verso l’Europa tramite il gasdotto ormai quasi al termine tra Boston e l’Europa attraverso l’Atlantico. Ad ogni modo anche per Ryad non c’è da stare allegri. Stando a quanto riportato dal Financial Times anche l’Arabia Saudita sta aumentando la sua propensione all’indebitamento se è vero come è vero che la percentuale del debito del paese in proporzione al Pil è destinata a salire dall’attuale 6,7% di quest’anno al 50% per il 2020 ovvero tra meno di 5 anni.

Una preoccupazione in più che ha spinto anche gli analisti di Standard&Poor’s a tagliare il rating della nazione dal precedente AA all’attuale A+, in una guerra sul greggio che è stata innescata proprio da Ryad e che potrebbe presto ritorcersi contro.

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