In che modo l’elezione di Donald Trump può influenzare l’economia globale?

Scritto il 6 Ottobre, 2016 - 13:45 da Fabio Troglia
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Donald Trump o Hillary Clinton; il primo presidente donna nella storia degli Stati Uniti d’America o il primo presidente che non ha mai ricoperto una carica pubblica prima di diventare il capo di una delle più grandi potenze mondiali.

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Per conoscere a quale di questi due candidati verranno consegnate le chiavi del 1600 Pennsylvania avenue, Washington, si dovrà aspettare l’8 novembre prossimo. Quello che già sappiamo oggi è che Trump e Clinton stanno battagliando anche a colpi di proposte di politica fiscale ed economica perché vengano eletti quei 270 delegati repubblicani o democratici che permettano all’uno o all’altra di sedere nello studio ovale della Casa bianca.

Tra le proposte della candidata democratica quella di tagliare le tasse alla classe media, che per la prima volta in 40 anni non rappresenta più la maggioranza dei cittadini statunitensi, rendendo più equo il sistema di tassazione (nel 2013, i 400 cittadini americani con un reddito medio di oltre 250 milioni di dollari l’anno hanno pagato, “solo” per la Clinton, il 23% di tasse). Trump annuncia “la più grande riforma fiscale dopo Reagan”: riduzione dell’imposta sul reddito; tassazione del reddito d’impresa al 15% (oggi è al 35%). Il principio che guida Trump è un forte protezionismo di stampo conservatore, non solo in tema di economia, ma anche di immigrazione, ambito in cui le proposte del tycoon newyorkese sono considerate controverse. Posizioni che preoccupano molto più rispetto alle proposte firmate Clinton, più in continuità con i piani applicati negli anni scorsi, perché potrebbero dare una spallata alla già stagnante economia globale e ai già instabili mercati finanziari.

Oggi nei sondaggi Hillary Clinton sembra in vantaggio, ma se fosse Donald Trump il 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America, allora il momento sarebbe opportuno per comprare oro, al vertice della filiera che decide il valore del dollaro e quindi l’andamento del mercato globale. Il motivo è presto detto: se attuate, le politiche proposte dal miliardario 70enne aumenterebbero l’incertezza ed il nervosismo dei mercati finanziari, spingendo gli investimenti verso il metallo giallo, considerato un bene rifugio. E se la domanda sale, in genere, anche il prezzo sale. Stando alle ultime previsioni, sul medio termine l’entrata alla Casa bianca di Trump farebbe salire il prezzo dell’oro oltre la soglia dei 1400 dollari l’oncia, mai raggiunta dal 2013 (oggi si commercia a circa 1334 dollari l’oncia). Uno scenario opposto a quello cui porterebbe la vittoria della candidata democratica, che dice di una maggiore stabilità congiunturale: il metallo prezioso per eccellenza dovrebbe scendere a 1250 dollari per oncia, predicono gli analisti.

Certo le oscillazioni del prezzo dell’oro non dipendono esclusivamente dalle mosse sulla scacchiera geopolitica mondiale. Da includere nelle analisi ci sono anche, tra gli altri, i tassi di interesse nazionali, i livelli di domanda e offerta, le crisi internazionali. E prevedere in che direzione andrà il mercato non è come bere un bicchiere d’acqua. Vale la pena, però, tenere a mente due fattori. Da un lato, la possibile ondata di negatività che potrebbe seguire la scelta di Trump quale successore di Obama potrebbe innescare una corsa all’oro. Dall’altro, però, la storia delle elezioni statunitensi insegna che l’anno che segue la chiamata alle urne è quello più debole nel mandato quinquennale per le quotazioni dell’oro. Fate i vostri giochi.

Chi sono
Fabio Troglia

Attualmente svolgo un’attività di trading giornaliero sul mio patrimonio personale; in particolare i mercati di riferimento su cui opero sono i seguenti: indici internazionali, mercato azionario italiano, Forex e Commodities.