La Fed non alzerà i tassi.Siamo in guerra

Scritto il 13 Febbraio, 2015 - 7:30 da Fabio Troglia
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La Fed non alzerà i tassi.Siamo in guerra.Ormai è quasi un anno che la FED avrebbe dovuto mettere fine al QE e avrebbe dovuto incominciare ad alzare i tassi d’interesse per riportare su un sentiero di normalità il mercato monetario.

Fed

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Ti riporto questo articolo che ha scritto per noi il Dott Antonio di Gilio,in qualità di redattore del sito fabiotroglia.com, mi piace dare spazio a tutte le visioni,soprattutto se ben argomentate.Per evitare confusioni,ti ricordo che questa non è la mia opinione sul tema.
Buona lettura:
Tuttavia negli ultimi mesi molte cose sono cambiate.
La crisi Ucraina ha riacceso la storica rivaltà tra gli USA e la Russia, l’Euro zona ha dato avvio al proprio QE portandosi dietro tutti gli altri Paesi (Svizzera, Danimarca, Svezia ecc), il Giappone ben si guarda da fermare la propria politica monetaria espansionistica, i prezzi delle materie prime sono in crollo, primo fra tutti il petrolio

Ormai è nota la questione dello shale oil. Gli americani, al solo scopo di abbattere il prezzo dell’oro nero e tagliare le gambe ai tanti governi nemici ( Iran, Venezuela e Russia) hanno inondato il mercato di petrolio.
L’OPEC (si legga Arabia saudita) per la prima volta, invece di ridurre le quantità per mantenere alto il prezzo ha mantenuto ferma la produzione con il duplice scopo di assecondare le richieste americane e sfruttare il proprio vantaggio competitivo ( bassi costi di produzione per il proprio petrolio)  per mantenere e guadagnare quote di mercato.
In questa che ormai è una vera e propria guerra in corso:
– Guerra di valute (QE)
– Guerra commerciale (sanzioni e crollo delle materie prime)
– Guerra finanziaria
ci sono le avvisaglie della nuova bolla. Quella dello shale oil.
Le società che stanno inondando il mercato in realtà stanno lavorando sotto costo di produzione. Per poter sopravvivere devono cercare di aumentare le quantità al solo fine di pagare i debiti contratti.
Il 16%  delle obbligazioni della categoria junk pari a 1300 miliardi di dollari appartengono a questo settore

Crollo del petrolio e debito spazzatura, la bolla dello shale oil rischia di esplodere

Un aumento dei tassi d’interesse, metterebbe la parola fine allo shale oil all’istante con un duplice effetto. Il ritorno alla normalità del prezzo del petrolio nel medio periodo e lo scoppio di una nuova bolla.
Le prime a saltare sarebbero proprio quelle imprese con obbligazioni junk, per un valore di quasi 200 miliardi di dollari. Per avere un paragone, il salvataggio dell’intero settore auto americano è costato soltanto 17 miliardi di dollari. Ovviamente, l’aumento dei tassi porterebbe in crisi l’intero settore e l’esposizione  bancaria e finanziaria potrebbe superare di gran lunga, come facilmente ipotizzabile il crack Lehman Brothere di 650 miliardi di dollari.
Insomma, gli americani sono in guerra e se non vogliono troppi morti americani sulla coscienza tenere bassi i tassi è la sola e unica alternativa politicamente ed economicamente accettabile
Chi sono
Fabio Troglia

Attualmente svolgo un’attività di trading giornaliero sul mio patrimonio personale; in particolare i mercati di riferimento su cui opero sono i seguenti: indici internazionali, mercato azionario italiano, Forex e Commodities.