Investire in dividendi, 3 titoli petroliferi in crescita

Scritto il 16 Giugno, 2016 - 14:30 da Dominosolutions.it

L’ormai celebre crisi petrolifera ha messo in discussione le capacità operative della maggior parte delle aziende di tutta la filiera produttiva del settore “oil and gas”.

Ecco come si articola l’indutria del petrolio,ecco i segmenti: l’upstream, che riguarda l’acquisizione dei diritti di sfruttamento del giacimento, la sua esplorazione e l’estrazione; il midstream che comprende le procedure di trasporto dal sito di estrazione al sito di raffinazione (spesso queste attività di midstream vengono incluse in quelle di upstream); il downstream, relativo alla raffinazione e alla lavorazione del petrolio, al deposito, alla distribuzione e alla commercializzazione (sia all’ingrosso che al dettaglio) dei prodotti petroliferi e del gas.

Questo significa che nel settore petrolifero esistono società con caratteristiche molto differenti tra loro, ma che presentano almeno un elemento in comune: mostrano la loro forza innalzando i dividendi costantemente, nonostante le chiare difficoltà dell’ultimo anno.

Exxon Mobil (XOM), con una capitalizzazione di ben 378 miliardi, è il più grande operatore nella raffinazione e nella commercializzazione a livello internazionale di prodotti petroliferi, oltre a vantare un settore chimico tra i maggiori al mondo. Queste caratteristiche rendono quasi scontata una crescita degli utili decennale in periodi di mercato “normali”, con il pagamento di dividendi superiori rispetto all’anno precedente da ben 34 anni di fila, così da rientrare nella ristretta cerchia dei dividendi aristocratici.

La lunga e gloriosa storia della società e il raggiungimento di dimensioni di mercato imponenti non sono però stati sufficienti per restare immuni al crollo del prezzo del petrolio sotto i 30$ al barile, subendo un dimezzamento dei profitti e un pesante calo del prezzo del titolo che da un massimo di circa 105$ era finito a 71$ ad inizio anno.
La capacità di ridurre nettamente le spese in conto capitale, grazie al taglio di tutte le spese superflue e delle spese nell’upstream per l’esplorazione di nuove possibili fonti di petrolio che non darebbero i benefici sperati in questa attuale epoca di prezzi bassi, ha permesso di aumentare lo stesso il dividendo del 2,7%.
Questa testimonianza di forza finanziaria, in aggiunta ad interessanti progetti in fase di sviluppo che una volta messi in atto miglioreranno la stabilità dei flussi di cassa, lasciano intendere un futuro positivo per un titolo che in questo primo semestre del 2016 ha già recuperato più del 25% delle perdite.

Enterprise Products Partners (EPD) opera nel segmento midstream, occupandosi dello stoccaggio e del trasporto di petrolio greggio e gas naturale alle raffinerie e di altri prodotti raffinati alle società che poi si occuperanno del trasporto al consumatore finale.
E’ una master limited partnership (MLP), una particolare tipologia di società in accomandita semplice quotata in borsa con l’obbligo di pagare ai suoi investitori, attraverso distribuzioni trimestrali, circa il 90% del reddito generato, motivo per cui i dividendi sono solitamente molto generosi.

Questa società, trattandosi di un distributore del prodotto che basa le sue entrate sul ricevimento dei canoni fissati per contratto per l’erogazione del servizio, è poco legata ai prezzi delle materie prime, ma non ne è completamente immune visto che le aziende a monte potrebbero tagliare l’estrazione (come in effetti è avvenuto).
L’aspetto più positivo di Enterprise Products Partners è che malgrado un fatturato che non decolla come invece prospettavano gli stessi analisti, l’azienda ha generato ben 1,1 miliardi di flussi di cassa distribuibili, così da poter aumentare il dividendo erogato. Tutto ciò è stato realizzato grazie alla crescita delle nuove attività e agli interessanti rendimenti che hanno portato le recenti acquisizioni, tra cui gli oleodotti e i gasdotti del Texas. Se si considera anche che in tutto il 2016 sono previsti 2,8 miliardi di spese per progetti di crescita, ne va da sé la possibilità che tali risultati saranno migliorati.

Phillips 66 (PSX) è una multinazionale che si occupa della raffinazione del petrolio e del suo trasporto in tutto il mondo, ma ha operato un’importante diversificazione che la vede impegnata anche nel midstream a livello locale e nella produzione e commercializzazione di prodotti petrolchimici e materie plastiche a livello mondiale.
A differenza delle due società analizzate precedentemente, Phllips 66 beneficia del calo del prezzo delle materie prime da lei acquistate per la raffinazione, tanto che il fatturato del 2015 è salito del 60% circa. Il raddoppio del prezzo del petrolio ha creato un’inversione di tendenza in questo primo trimestre.

I motivi per cui si potrebbe considerare l’inserimento del titolo in portafoglio sono essenzialmente due. Il primo è una copertura (o la speranza) da un ulteriore crollo del prezzo delle materie prime, per quanto questo sembra improbabile. Il secondo è la capacità di generare ottimi rendimenti e una diversificazione che dovrebbe rendere l’azienda sempre meno dipendente dal suo core business di raffinazione (tanto che il segmento trainante di inizio 2016 è proprio il petrolchimico). Lo stesso Warren Buffett apprezza la gestione societaria al punto tale da aver rafforzato la sua posizione nel titolo del 22%, così da avere adesso un totale di 75,55 milioni di azioni del valore di 6,54 miliardi di dollari.
In tutto questo il dividendo è stato aumentato del 13% all’inizio di quest’anno, giungendo a 2,52$ ad azione su base annua.

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