Bollinger, dalle Envelope alle Bande (parte prima)

Scritto il 25 Maggio, 2013 - 8:00 da Lorenzo Zardi
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Le bande di Bollinger

L’uso di questo strumento di misurazione di tendenza è usato dalla maggior parte degli operatori, poiché contiene una grande quantità di segnali di tendenza nonché di segnali operativi.

Questo tipo di indicatore ha una duplice storia, infatti fu lo stesso John Bollinger, da cui prende il nome a modificare la rappresentazione delle precedenti envelope, trasformandole in vere e proprie bande dinamiche. Ma cosa erano le envelope?

 

La prima intuizione: le envelope

L’obiettivo da cui prende vita questo primo indicatore è quello di tentare di racchiudere in bande mobili l’andamento del prezzo, cercando di evidenziare i punti di swing con maggior probabilità, per cui per prima cosa viene necessaria la raffigurazione di una tendenza centrale e principale, soddisfatta dall’uso di una semplice media mobile, successivamente vengono costruite delle bande di contenimento semplicemente aggiungendo e sottraendo alla media centrale un valore fissato a priori.

L’obiettivo è quindi quello di contenere i prezzi in una zona definita e individuare i più probabili punti di reazione, di rottura e strappo oppure di swing.

Tuttavia le envelope presentano un punto debole per costruzione, definito dal valore arbitrario dato alla percentuale di offset, ovvero dalla misura della traslazione della media centrale, che altro non è che una misura arbitraria, quindi si correva il rischio che tali strumenti risultassero in una costruzione non adeguata, essendo troppo ampi e distanti dai prezzi nei momenti di poca volatilità e di compressione e al contrario troppo stretti nei periodi di esplosione di volatilità.

L’operatività utilizzata era essenzialmente quella che prevedeva di considerare il raggiungimento da parte del prezzo delle bande superiori e inferiori come un punto di arrivo naturale e potenzialmente un punto di swing.

Ma come si è dimostrato con l’uso delle stesse, molto spesso non erano segnali di affidabilità.

 

Dalle envelope ai canali dinamici

Per tentare di supplire al problema derivante dalle envelope, si cercò di andare oltre, per cui considerando i punti di massimo e minimo di periodo, vi si costruiva una sorta di canale.

Si sfruttavano quindi questi naturali punti chiave per la rappresentazione dei canali e l’identificazione dei punti chiave dei grafici, nonché permettono di identificare con maggior sicurezza il trend di  fondo.

Questo tipo di rappresentazione offre un ottimo spunto di “contenimento” dei movimenti di mercato, tuttavia:

  • Non sono particolarmente veloci nell’adattarsi all’andamento dinamico dei prezzi,
  • Pur essendo dinamici non offrono la necessaria flessibilità,
  • Presentano un fastidioso andamento a scatti.

envelope

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Lorenzo Zardi

Chi sono
Lorenzo Zardi

Sono laureato in Economia e Finanza, ho maturato interesse per il trading speculativo e per l'analisi tecnica applicata agli strumenti finanziari negli ultimi anni in cui mi sono affiancato a traders professionisti, operatori in strumenti mobiliari e professori universitari. Continuo gli studi universitari nel corso di laurea specialistica in Finanza, Intermediari, Mercati. Ho intrapreso altresì una formazione in un private office di consulenza finanziaria collaborando con professionisti di alto livello nel settore della consulenza e della promozione finanziaria, dell'analisi di mercato macroeconomica, monetaria, tecnico-grafica.